Se una notte d'inverno un sognatore
(Brano liberamente ispirato a "Se una notte d'inverno un viaggiatore" - Italo Calvino - Torino, Einaudi, 1979)


Sono appena arrivato.
Piove.
Il fumo copre le pareti di questa stazione di periferia.
Oltre i vetri, soltanto opache figure dai contorni sbiaditi.
Ho tolto il soprabito, forse ora prenderò da bere.
L’odore del treno ingoia l’aria e, tra la luce fioca e questo velo di buio e nebbia, me lo sento addosso. Come se avessi passato tutta la mia vita qui dentro.
O forse sono le stazioni che si assomigliano un po’ tutte.
Forse è questo sapore di attesa che m’invoglia a recuperare i gettoni, in questa cabina che non dà risposte ai miei sospiri.
Tornerò al mio tavolo.
Se sia una stazione moderna o un antico ricovero per stanchi vagoni, non mi è dato sapere.
Questa terra di nessuno, questo grigio, indeterminato momento non lascia spazio ai rumori della quotidianità.
I biliardini qui a lato, i neon incendiati, gli schiamazzi lucidi del rituale della partenza sono pesanti nuvole gonfie di pioggia ormai.
Rifaccio il numero.
Questo ricevitore non darà voce alle mie domande.
Continuerò a tenere ben stretta la mia borsa.
Non riesco a spiegarmi cosa sia successo, cosa sia andato storto.
Il mio contatto non c’è.
Al suo posto un gelido ritardo od una coincidenza perduta , e la mia finta infelicità.
Cosa potrei fare di una borsa come la mia?
Ho paura.
Non posso lasciarla qui. Mi brucia tra le mani.
Non verrà più nessuno. E se qualcuno era venuto, ora se ne sarà andato, perché qui non c’è nessuno.
Non sarebbe prudente che uscissi da solo, con quest’otre ingombrante, nel buio della città.
Continuo ad ingozzare questo telefono di monete, in attesa di un ordine che non arriverà.
Perché io ho bisogno di un ordine, di un segnale.
Dovevo solo fare questa consegna.
Vorrei diventare opaco come questi interminabili minuti, scivolare via, come gocce di pioggia sui vetri.
Ma non sono trasparente e, ormai, avranno capito.
Devo andare. Queste manette cominciano a farsi pesanti. Come il fardello che mi lega a loro.
Cosa c’è dentro questa borsa?
Devo sapere. Voglio sapere.
Ho deciso di andare.
Sono uscito da questa stazione di provincia in cerca di un perché.
Perché il contatto è saltato?
Perché? C’è sempre un perché…
Forse tra queste due ali di gente che mi osserva c’è più del buio nelle cui dita la strada muore.
Cammino velocemente, ma non riesco ad evitare questi piccoli uomini che m’implorano.
Vecchi bambini di cent’anni con il bavero grigio. Vecchie anime in taschini di seta.
Non possono fermarmi. Non possono scalfirmi.
Se sapessi il perché…
Mi inseguono. Vogliono questa stramaledetta borsa. Piangono per questa borsa.
Non vogliono soldi, non oro o gioielli, non reclamano i miei anni di gioventù.
Vogliono questo strano contenitore che tengo incatenato egoisticamente alla mia mano.
Cosa c’è di tanto importante qui dentro?
Sto già correndo ormai…
Sto fuggendo da un assalto, sto scappando dalle ombre dietro di me.
Corro veloce nella nebbia, ma non abbastanza veloce.
La mia ombra marcia dietro di me e non sembra volersi fermare.
E’ una lunga ombra strisciante di mille piccoli e disperati uomini.
Stanno arrivando.
Ora mi corrono tra i piedi.
Mi salgono tra le gambe, bussano al mio cuore, scavano nella mia mente.
Come artigli affilati.
Il fiato mi si rompe in gola.
E sento una voce lontana.
La mia voce…
Sto urlando.
La mia voce sta implorando di tenermi questa borsa.

- Non ricordi cosa riponesti al suo interno? –
- Non ricordi i giorni della paura? –
- Hai dimenticato le dolci fantasie di un’utopia? –

Ricordo di essermi perso.
Inseguo la mia ombra in questa landa di sogni slegati, facendomi carico dell’eventualità della disfatta, gridando al vento tra i passi del mio futuro.
Poi la vedo, ora mi precede.
Mi ricordo di me stesso.
Riconosco questa voce.
E’ la voce cristallina dei miei sogni. E viene dalla mia valigia.
Una valigia senza ombre. Una valigia senza età.
Una valigia che è la mia casa.
Mi spiace amico, ma non posso dartela, non più ormai.
Ci sono dentro tutti i sogni miei e forse, frugando bene, anche questo salterà fuori.

 

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