UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
PROGETTAZIONE E GESTIONE DEGLI EVENTI
E DEI PERCORSI CULTURALI

TESI DI LAUREA SPECIALISTICA
 



- Il marchio italiano
in viaggio da sessant’anni -

di Iris Rocca

 

La Vespa nella letteratura.
Intervista allo scrittore Roberto Masiero


Vespa non è nuova a farsi soggetto di narrativa: già nel 1955 Jacques Provenza scriveva di un viaggio a Cannes col famoso mezzo, comparso prima nel ’51 negli scritti di Corrado Covoni, e poi nel ‘53 nel racconto ambientato in Danimarca di Piero Balliano. Nel 1958 sarà Silvio Ducati a scrivere “Vespina e le streghe” e poco dopo Aldo Manos con “Storia di una Vespa gigante e di una Vespa che potrebbe essere più grande ancora” .
Negli ultimi 50 anni sempre più spesso Vespa è diventata parte integrante dei racconti di appassionati e narratori: da Folco Quilici, a Gino e Michele, a Vitaliano Brancati.
Nel 2005, in Italia, è uscito il libro “FINO ALL’OCEANO In Vespa” edito da Webster Press, dove un giovane padovano racconta il suo viaggio poco più che ventenne con due amici e due Vespe da Padova, passando per Francia e Spagna, fino al Portogallo, al cospetto dell’Atlantico.
In seguito alla lettura e all’incontro con l’autore Roberto Masiero in occasione del 4° Vespa Raduno Nazionale svoltosi a Montegrotto Terme il 22 e 23 luglio 2006, ho pensato di contattarlo nuovamente per saperne di più a proposito della sua esperienza e di questa comune passione.


1- Racconta il perché di questo viaggio.

Non c’è un vero motivo, se non quello di continuare a scoprire il mondo e le genti che lo animano. La particolarità di aver fatto un viaggio simile in Vespa è un tratto caratteristico di quest’avventura, ma non è il solo e neppure il più importante. Eravamo giovani, senza soldi e senza molta esperienza, e volevamo poterci “arrangiare” con quel poco che avevamo, come era stato per i nostri miti di viaggio. La voglia di conoscere, di mettersi alla prova, di stare insieme, unita al senso di romantico vagare che solamente una Vespa può dare, ci hanno spinto ad affrontare un viaggio di questo tipo, avvincente proprio perché non preventivabile nel suo svolgimento.



2- Perché la Vespa e non un altro comunissimo scooter o moto per intraprendere questo viaggio?

Semplicemente perché la Vespa è la moto del popolo. Per noi non avrebbe avuto senso affrontare un viaggio così con altro mezzo. Il senso d’avventura che sapevamo avremmo assaporato con la Vespa non avrebbe avuto lo stesso fascino con un moderno scooter o una potente moto. Volevamo poter vedere con calma le terre che stavamo attraversando, sentirne i profumi, viverne l’atmosfera. Tutte cose che sembrano acquistare valore, se filtrate attraverso l’idea del viaggio romantico, avventuroso, poetico che una vecchia Vespa ti può dare. In più, la Vespa era anche, all’epoca, lo scooter più economico che si potesse trovare ed era pure il più affidabile e facile da riparare in caso di rotture meccaniche. Probabilmente con un altro scooter dell’epoca non saremmo arrivati fino in fondo.



3- Hai più affrontato altri viaggi in Vespa?

Dopo quel viaggio non ho più avuto la possibilità di farne di simili. Ho continuato ad usarla e nel 2001 sono andato a Parigi con un amico, ma viaggi lunghi e avventurosi come quello del 97 non li ho più affrontati in Vespa.
Sono orgoglioso e felice dell’esperienza che ho fatto, ma negli anni successivi a quell’avventura ho spostato il baricentro dei miei viaggi oltre oceano, lungo percorsi che spesso mi hanno portato a diversificare moltissimo la scelta dei mezzi di trasporto e della logistica di viaggio.
In ogni caso, però, non si sa mai cosa porterà il futuro!!



4- Dal libro si comprende che prima di questo viaggio non eri solito usare la Vespa. Una volta tornato a casa, a conti fatti sei stato soddisfatto o meno dal mezzo?

Sono stato felicissimo della scelta della Vespa. Ho avuto modo di prendere le misure al mezzo e di apprezzarne la versatilità. Devo ammettere che forse avevamo sottovalutato le insidie del percorso e la mole di km a cui sarebbero state sottoposte le nostre due fidate Primavera 125, ma, nonostante i prevedibili intoppi, è andato tutto bene e ci hanno permesso di portare a termine il nostro sogno. L’unica cosa che non avevo messo nel conto, e che non avrei potuto immaginare, è stata l’impossibilità materiale di trovare una soluzione al problema della sella che, indurita dagli anni, si è rivelata alla lunga una piccola tortura per i nostri glutei. Come però dicevo in precedenza, sono state proprio cose come queste a dare più sostanza e coinvolgimento al nostro viaggio.



5- Da cosa è venuta la voglia di riportare per iscritto tutte le emozioni e i pensieri di quel viaggio?

E’ stato un processo lungo. Il libro è uscito quasi 10 anni dopo il viaggio. Nel tempo è maturata in me la voglia di raccontare quella bellissima esperienza, soprattutto vista la scarsa capacità dei giovani d’oggi di essere soddisfatti delle cose che hanno. Noi siamo partiti soltanto con pochi soldi, due Vespe (una addirittura presa in prestito...) e molta voglia di vivere. Credo sia proprio questo che volevo comunicare, e cioè la voglia di affrontare la vita e di confrontarsi. Non nascondo poi che naturalmente mi piace scrivere e che, soprattutto, mi piace raccontare, ragion per cui, dopo aver raccontato agli amici le nostre gesta per 10 anni, alla fine ho deciso di racchiuderle tutte in un unico racconto.



6- Col senno di poi rifaresti tutto?

Se avessi la possibilità di rifare quel viaggio credo che non esiterei molto a rivivere un’avventura del genere. Sicuramente però cercherei di organizzarlo in maniera più adeguata e porterei con me quei soldi in più che allora ci fecero penare per giorni. Senza dimenticare che ora non ho più vent’anni…



7- Tu e i tuoi amici avete poi conservato quelle Vespe “Poderose”?

Sì, le Vespe ci sono ancora e sono in buono stato!!



8- Il tuo libro si chiude con la frase “Bisognerebbe partire sempre per non morire mai”. Puoi spiegarla?

Intendevo dire che quando credi di aver finito di imparare cominci a morire come persona. Il percorso della vita è così interessante che non esplorarlo sarebbe un peccato imperdonabile. Crescere come persona è quello che m’interessa di più e a volte anche esperienze come questa diventano fondamentali.
Partire ogni mattina per scoprire qualcosa di nuovo. Ritornare a casa la sera sapendo che il giorno dopo mi spingerò un po’ oltre, questo è quello che intendo.
D’altronde sono sempre stato un tipo curioso!


 

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